domenica, 08 giugno 2008
"Marciare armate di tacchi per le strade di Manhattan con l’obbiettivo di conquistare un nuovo ragazzo o un’altra scrivania suona molto aggressivo, ma dovreste vedere le quattro ragazze di “Sex and the City” e capireste che quell’aggressività spalmata addosso a loro assomiglia molto più ad ambizione, a voglia di vivere la vita come si beve un “Cosmopolitan”, al desiderio di dimostrare che, diamine, anche una donna può acquistare un appartamento a New York e che no, non paga né papà né il marito. “A”, con la forza silenziosa delle sue pagine, dimostra anche questo: possiamo trastullarci per giorni pensando alla gonna che non vogliamo proprio lasciare in vetrina e riflettere sull’ennesima crisi politica. Perché ogni donna ha un cuore grande dove c’è spazio per tutto. Per la moda delle riviste patinate e dei negozi, per quel ragazzo (ma è uno solo?) che fa venir voglia di credere ancora negli uomini, che spesso ci fanno vacillare più di un paio di Manolo, per il lavoro e, soprattutto, per le amiche. Altrimenti con chi scateneremmo la nostra capacità di autoanalisi precisa e terribile, con chi parleremmo di sex e con chi andremmo ad esplorare la city?" <> Quando un venerdì sera non sai che fare capita che ti incolli alla tastiera con "London is calling" che urla dalle casse. E capita pure che (lacrimuccia) ti pubblichino, su "A". VEDERE pg.112 dell'ultimo numero PER CREDERE
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martedì, 27 maggio 2008
Non vi capita mai di avere in testa pensieri "sbagliati"? a me si. Come per quelle storielle che durano il tempo di un drink e che non hai neanche il suo numero e che fin dall'inizio, da come ti guardava, capivi che non ci sarebbe stato niente dopo, che nn l'avresti rivisto più? Ma nonostante questo la sua faccia ti è rimasta proprio in testa. Un pensiero sbagliatissimo.
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lunedì, 19 maggio 2008
"E' che quando, la mattina, raccogli il vestito che ti è costato mezzo stipendio tutto stropicciato, i tacchi che erano finiti sotto il tavolo della cucina non si sa come, e una sciarpa che no, non è la tua è come se raccogliessi le speranze , i sogni e le illusioni della sera prima e li gettassi nel sacchetto della spazzatura insieme alle bottiglie e agli avanzi di cibo. Il sogno di mesi è bruciato in una notte e il sapore dei suoi baci somigliava così tanto a quello dello champagne... " Questo pezzetto di racconto me l'hanno pubblicato sul sito della MERCEDES. Che dite, come scrittrice di "chick lit" ho un futuro?
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mercoledì, 14 maggio 2008
E' che non è successo niente... o è successo troppo. E' che anche quando la voglia di scrivere c'è ( e le fonti di ispirazione sono fin troppe) manca il tempo.
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venerdì, 11 aprile 2008
Cosa hanno in comune una filmaker della middle class ebrea newyorchese e una sopravvissuta alla guerra cambogiana che, con la sua organizzazione, offre rifugio alla prostitute del suo Paese? Forse nulla. Ma la regista Jennifer Fox ha una sua tesi. E per dimostrarla ha viaggiato per cinque anni, con la telecamera sulla spalla, intersecando la sua storia a quella delle decine di donne che ha incontrato in 18 Paesi del mondo. Un tour de force oltre il colore della pelle, le classi sociali e le diverse culture. Sister 2 sister, da sorella a sorella. Risultato è Flying, Confessions of a Free Woman, un documentario a puntate di circa sei ore, una sorta di Sex and the City della donna globale... e non solo perché Candace Bushnell, l'autrice del bestseller omonimo, ha detto: "Se ne richiede la visione per tutte le donne". Donne globali Certo, se pensiamo alle condizioni materiali, non c'è paragone che tenga tra le vite di Khosi, la mamma single di Soweto, di Amina, la rifugiata somala che lotta contro la mutilazione genitale, di Paromita, avvocato per i diritti civili nell'India rurale e quella privilegiata della Fox, scandita da una tortuosa open relationship con due uomini che avrà pesanti conseguenze. Parte diario personale, parte dichiarazione femminista, Flying è un documentario corale che, a un livello più profondo, fa domande fondamentali e trasversali intorno alla parità con gli uomini, la libertà sessuale, l'autonomia riproduttiva, e i modi della sorellanza globale. Temi su cui in Italia non si discute più e su cui invece c'è un gran bisogno di confrontarsi. Ma perché le donne scelgono di raccontarsi col documentario invece che col cinema? In parte perché da sempre noi donne scriviamo diari, un'altra forma di terapia. Siamo storicamente abituate ad analizzarci in prima persona e a metterci a nudo. "Non mi vergogno della mia sessualità. E nemmeno dei miei aborti. E nemmeno del fatto di aver amato un uomo sposato", dice Fox. Rivendicazioni legittime in Occidente. Ma come conciliarle con quelle, legate a problemi di sopravvivenza, di diritto a un pensiero, un'istruzione, di sorelle dall'altra parte del mondo? Non sembreremmo narcisiste, egoiste, preoccupate di piccoli dilemmi, che ruotano attorno al nostro ombelico?
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categoria:donne, film
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lunedì, 11 febbraio 2008

E' tratto da qui.

 

C’era una volta, c’è sempre stata,    tota mulier in utero: Barbie e  Razanne sono due matrici. Puzzano forte di marchi depositati dalla Mattel Inc. che, dividendo, impera. Chi vuoi essere, bambina globale? Vuoi essere la seducente Barbie, tutta tette e tacchi, che sposerà il dottor Smith (= Brambilla) e coltiverà petunie in vasi da esibire in occasione del barbecue domenicale, o vuoi essere Razanne la modesta, dolce miele dell’Oriente, trasparenza e leggerezza delle mille e una notte? Guarda com’è democratico il tuo fabbricante, bambina: ti dà facoltà di scelta.

La stessa scelta, com’è magnanimo, la permette il padrone al proletario: come vuoi schiattare di fatica, s-oggetto sociale? Firmando il mutuo per la tua nuova automobile da sogno, o scialacquandoti il salario fantasticando di imbroccare il Gratta e Vinci del riscatto? La stessa scelta la consente e la caldeggia anche il generale: decidi tu nel nome di quale dio andare a morte, soldatino. Ti chiameranno eroe. Un fagotto di ossa rotte, spezzatino di carni sanguinanti e una medaglia sul tuo fiero petto.


Barbie e Razanne, dunque
: la scelta delle piccole donne postmoderne. Scegli, e poi gareggia: cous cous contro cotolette, qui si procede a colpi di mestoli e grattugie. E non si accorgono, Barbie e Razanne, che non sono mai avvenute, che la fregatura è universale: la loro guerra si è combattuta nel mediocre spazio di un tinello, il loro percorso si è esaurito nel rapido cerchio di un anellino al dito, nel fare e disfare e rifare la culla del ciclo mensile: Barbie e Razanne sono l’illusione della femmina che gioca a vivere, e non ha modo di essere individuo. Di Barbie e di Razanne è il regno dell’anca morbida e dell’ombretto, il regno della depilazione e del sorriso: a Barbie e Razanne è stato costruito un regno in cui essere rinchiuse, in questo regno entrambe sono libere per niente.

Passa le tue giornate tessendo, o castellana, pregando Allah o il Signore Gesù Cristo che il tuo sposo torni dalla Guerra Santa, che torni vincitore: tu hai già ottenuto la tua passività perpetua, sei già una schiava, se ti va bene sei una serva fatta idolo: quanta fesseria c’è in Cenerentola che annuncia il suo trionfo solo perché dallo straccio per i pavimenti e lo sgabuzzino le viene concesso il passaggio all’abito di taffettà sul trono.

Barbie e Razanne saranno meraviglie a vuoto, lasciate fuori dalla storia: saranno sante, saranno puttanelle, saranno muse e saranno madri, Ave Maria regina delle stupide, consacrata sia la seducente velata concubina, la mogliettina stupefatta.

Per essere questo nulla storico che da sguattera le paralizza nello splendore dell’icona, Barbie e Razanne faranno a meno della scienza e della tecnologia, della politica e della filosofia: oh, che riscatto, questa sempiterna infanzia che esclude dalla responsabilità. Chi vuoi essere, bambina? Barbie o Razanne, bestia da soma o bestia di lusso, preda privilegiata o Bella Addormentata? Levàti i diritti astratti e le possibilità concrete, la libertà di Barbie e di Razanne non è che una penosa mistificazione. Entrambe saranno tutto, sicché non saranno mai precisamente quello che vorrebbero o potrebbero essere: nella gratuità del destino che la Mattel Inc. fornisce in scatola c’è un individuo non compiuto, che non può minacciare reciprocità.

Barbie e Razanne in guerra non ci vanno, né costruiscono la pace. Se sono favorite dalla sorte alla lotteria del fascino e del fidanzamento, dello sgravare pargoli e del sorriso più smagliante, verrà concesso loro di farsi poesia, simbolo di mistero, dolce dea pagana o oscuro oggetto del desiderio sessuale. Tutto, tranne che se stesse. Scegli chi vuoi essere, bambina italiana e pachistana, bambina serba e bambina bosniaca: Barbie o Razanne? In questo mito in cui cadrai a testa bassa, il tuo vissuto verrà sostituito con l’alienazione.

Andranno in scena, Barbie e Razanne, a recitarsi addosso: mediocrità d’oro e diamanti (o di dadi da brodo e Stira e Ammira, ché molte Barbie e Razanne debbono adeguarsi al bilocale e alla dattilografia), niente ambizioni che non siano fornite con la scatola, niente passioni se non quelle del bordello e della nursery.

Barbie e Razanne vivranno giorni che non portano da nessuna parte: attrici in un recinto che chiamano universo femminile, saranno un perpetuo analogo attraverso il quale va in scena un’assenza: va in scena tutto quello che Barbie e Razanne non sono e non saranno mai. Si conserveranno ‘belle’, dicono a se stesse: si conserveranno, come si conservano le marmellate.

Saranno ‘libere’, oh sì: libere di definire, misurare, esplorare il loro regno: ossia, lo squallore del loro destinato, limitato gineceo. Barbie e Razanne: guerriere di una feroce lotta contro la polvere e la cellulite, contro il calcare e contro l’assorbente igienico, saranno snella o grassa carne destinata a generare altra carne. Non esistenza, ma semplice vocazione naturale; a Barbie e a Razanne nessuno è andato a dire che la loro storia non è suggerimento degli ormoni: a Barbie e a Razanne nessuno ha spiegato che le disgrazie recitate e i trionfi surrogati sono determinati da una situazione. La situazione si crea all’apertura della scatola, alla risposta a una domanda che non dovrebbe porsi: chi vuoi essere, bambina? Se tu potessi darmi una risposta logica, diresti: niente. “Io non voglio essere niente di tutto quel che state offrendo. Io scelgo di essere altro”. Ma la logica è uno strumento che Barbie e Razanne, in Italia come in Francia, in Serbia come in Afghanistan, non hanno occasione di usare spesso: un sillogismo non le aiuta a sbattere per bene una maionese, a chetare il pianto del moccioso, a inginocchiarsi nell’arte del pompino e a sfilare in passerella. Mascara, collant 30 denari, colpi di sole, orata al forno, telefono che squilla, lurex da discoteca, candeggiante e Vogue: tutte le piccole cose in cambio delle grandi cose a cui Barbie e Razanne non hanno accesso. Soltanto un gioco di esistenza, una simulazione. È difficile spiegare a Barbie e a Razanne che dovrebbero rifiutarsi di giocare, perché i dadi sono truccati; è difficile spiegare loro che il poeta che le esalta non è che la fodera splendente del maiale che le stupra.

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categoria:donne, bambini, diritti, corpo, idee geniali
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martedì, 05 febbraio 2008
Poco fa ho aperto la finestra e c'erano una luminosità e un tepore che mi hanno colpita. Sono uscita e sono rimasta un pò fuori i giardino con la schiena contro il muro. Non pensavo quasi a niente ma mi sono sentita incredibilmente dentro la mia pelle.
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lunedì, 28 gennaio 2008

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categoria:amore, vignette
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lunedì, 14 gennaio 2008

ho finito il rossetto alla fragola, il bagnoschiuma alla vaniglia, lo sciampo allo zucchero filato (giuro che esiste)...

Vado a fare la spesa..

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categoria:corpo, io
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giovedì, 03 gennaio 2008

parlavamo di seni al silicone, labbra a canotto, zigomi di plastica?? Macchè...roba antiquata.

Ecco per voi, signori, la donna che avete sempre desiderato: enormi tette di marmo, occhi porcini, pelle liscia liscia, sedere alto e sodo, gambe chilometriche.

I' antico sogno della "bambolona" è stato finalmente avverato. No no, non è un modo di dire. E' davvero una femmina di plastica da poter tenere a tette al vento e gambe aperte per dieci ore e più. Basta ordinare sul catalogo"che arriverà gratis a casa vostra".

"Mercifiazione del corpo femminile" VECCHIUME!!! "La donna trattata come oggetto" MA VA!!!!!!!!.....la donna E' oggetto!!!

                                                                           real doll alias la bambolona del mio cuor

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