E' tratto da qui.

C’era una volta, c’è sempre stata, tota mulier in utero: Barbie e Razanne sono due matrici. Puzzano forte di marchi depositati dalla Mattel Inc. che, dividendo, impera. Chi vuoi essere, bambina globale? Vuoi essere la seducente Barbie, tutta tette e tacchi, che sposerà il dottor Smith (= Brambilla) e coltiverà petunie in vasi da esibire in occasione del barbecue domenicale, o vuoi essere Razanne la modesta, dolce miele dell’Oriente, trasparenza e leggerezza delle mille e una notte? Guarda com’è democratico il tuo fabbricante, bambina: ti dà facoltà di scelta.
La stessa scelta, com’è magnanimo, la permette il padrone al proletario: come vuoi schiattare di fatica, s-oggetto sociale? Firmando il mutuo per la tua nuova automobile da sogno, o scialacquandoti il salario fantasticando di imbroccare il Gratta e Vinci del riscatto? La stessa scelta la consente e la caldeggia anche il generale: decidi tu nel nome di quale dio andare a morte, soldatino. Ti chiameranno eroe. Un fagotto di ossa rotte, spezzatino di carni sanguinanti e una medaglia sul tuo fiero petto.
Barbie e Razanne, dunque: la scelta delle piccole donne postmoderne. Scegli, e poi gareggia: cous cous contro cotolette, qui si procede a colpi di mestoli e grattugie. E non si accorgono, Barbie e Razanne, che non sono mai avvenute, che la fregatura è universale: la loro guerra si è combattuta nel mediocre spazio di un tinello, il loro percorso si è esaurito nel rapido cerchio di un anellino al dito, nel fare e disfare e rifare la culla del ciclo mensile: Barbie e Razanne sono l’illusione della femmina che gioca a vivere, e non ha modo di essere individuo. Di Barbie e di Razanne è il regno dell’anca morbida e dell’ombretto, il regno della depilazione e del sorriso: a Barbie e Razanne è stato costruito un regno in cui essere rinchiuse, in questo regno entrambe sono libere per niente.
Passa le tue giornate tessendo, o castellana, pregando Allah o il Signore Gesù Cristo che il tuo sposo torni dalla Guerra Santa, che torni vincitore: tu hai già ottenuto la tua passività perpetua, sei già una schiava, se ti va bene sei una serva fatta idolo: quanta fesseria c’è in Cenerentola che annuncia il suo trionfo solo perché dallo straccio per i pavimenti e lo sgabuzzino le viene concesso il passaggio all’abito di taffettà sul trono.
Barbie e Razanne saranno meraviglie a vuoto, lasciate fuori dalla storia: saranno sante, saranno puttanelle, saranno muse e saranno madri, Ave Maria regina delle stupide, consacrata sia la seducente velata concubina, la mogliettina stupefatta.
Per essere questo nulla storico che da sguattera le paralizza nello splendore dell’icona, Barbie e Razanne faranno a meno della scienza e della tecnologia, della politica e della filosofia: oh, che riscatto, questa sempiterna infanzia che esclude dalla responsabilità. Chi vuoi essere, bambina? Barbie o Razanne, bestia da soma o bestia di lusso, preda privilegiata o Bella Addormentata? Levàti i diritti astratti e le possibilità concrete, la libertà di Barbie e di Razanne non è che una penosa mistificazione. Entrambe saranno tutto, sicché non saranno mai precisamente quello che vorrebbero o potrebbero essere: nella gratuità del destino che la Mattel Inc. fornisce in scatola c’è un individuo non compiuto, che non può minacciare reciprocità.
Barbie e Razanne in guerra non ci vanno, né costruiscono la pace. Se sono favorite dalla sorte alla lotteria del fascino e del fidanzamento, dello sgravare pargoli e del sorriso più smagliante, verrà concesso loro di farsi poesia, simbolo di mistero, dolce dea pagana o oscuro oggetto del desiderio sessuale. Tutto, tranne che se stesse. Scegli chi vuoi essere, bambina italiana e pachistana, bambina serba e bambina bosniaca: Barbie o Razanne? In questo mito in cui cadrai a testa bassa, il tuo vissuto verrà sostituito con l’alienazione.
Andranno in scena, Barbie e Razanne, a recitarsi addosso: mediocrità d’oro e diamanti (o di dadi da brodo e Stira e Ammira, ché molte Barbie e Razanne debbono adeguarsi al bilocale e alla dattilografia), niente ambizioni che non siano fornite con la scatola, niente passioni se non quelle del bordello e della nursery.
Barbie e Razanne vivranno giorni che non portano da nessuna parte: attrici in un recinto che chiamano universo femminile, saranno un perpetuo analogo attraverso il quale va in scena un’assenza: va in scena tutto quello che Barbie e Razanne non sono e non saranno mai. Si conserveranno ‘belle’, dicono a se stesse: si conserveranno, come si conservano le marmellate.
Saranno ‘libere’, oh sì: libere di definire, misurare, esplorare il loro regno: ossia, lo squallore del loro destinato, limitato gineceo. Barbie e Razanne: guerriere di una feroce lotta contro la polvere e la cellulite, contro il calcare e contro l’assorbente igienico, saranno snella o grassa carne destinata a generare altra carne. Non esistenza, ma semplice vocazione naturale; a Barbie e a Razanne nessuno è andato a dire che la loro storia non è suggerimento degli ormoni: a Barbie e a Razanne nessuno ha spiegato che le disgrazie recitate e i trionfi surrogati sono determinati da una situazione. La situazione si crea all’apertura della scatola, alla risposta a una domanda che non dovrebbe porsi: chi vuoi essere, bambina? Se tu potessi darmi una risposta logica, diresti: niente. “Io non voglio essere niente di tutto quel che state offrendo. Io scelgo di essere altro”. Ma la logica è uno strumento che Barbie e Razanne, in Italia come in Francia, in Serbia come in Afghanistan, non hanno occasione di usare spesso: un sillogismo non le aiuta a sbattere per bene una maionese, a chetare il pianto del moccioso, a inginocchiarsi nell’arte del pompino e a sfilare in passerella. Mascara, collant 30 denari, colpi di sole, orata al forno, telefono che squilla, lurex da discoteca, candeggiante e Vogue: tutte le piccole cose in cambio delle grandi cose a cui Barbie e Razanne non hanno accesso. Soltanto un gioco di esistenza, una simulazione. È difficile spiegare a Barbie e a Razanne che dovrebbero rifiutarsi di giocare, perché i dadi sono truccati; è difficile spiegare loro che il poeta che le esalta non è che la fodera splendente del maiale che le stupra.
leggete qui:
www.corriere.it/politica/08_gennaio_02/binetti_bondi_aborto
Non vi sembra di essere tornati indietro di qualche decennio? Come si può, nel 2008, mettere ancora in discussione una legge tanto terribile quanto fondamentale come questa?
Una vita che attraversa il corpo di una donna, anche se di una manciata di mesi, lascia un segno indelebile e di estremo dolore, quella noce di carne così fragile ma così potente che se ne va per sempre senza lasciare traccia di sè crea un cratere nel cuore si chi rimane, un buco nero.
Ma non si può negare questo diritto al genere femminile, e i vari Binetti e Bondi non dovrebbero pontificare liberamente sulla pelle e sull'animo delle donne.
Donne in piazza oggi a Roma contro la paura. In 100 mila - secondo gli organizzatori - per dire no alla violenza alle donne. Una piaga diffusa soprattutto dentro alle mura domestiche e che rappresenta la prima causa di morte femminile. Un corteo multicolore affollato anche da islamiche e rom. Variopinto da striscioni e scandito da slogan contro il «pacchetto sicurezza» approvato qualche settimana fa dal governo ma anche contro le azzurre Prestigiacomo e Carfagna, allontanate dal corteo come pure due cronisti uomini. Le ultime costrette a «lasciare» sono state le ministre Livia Turco e Giovanna Melandri: duramente contestate in piazza Navona da un gruppo di partecipanti (al grido di «Vergogna, vendute») hanno abbandonato il palco dove avrebbero dovuto effettuare un collegamento in diretta tv.
GLI SLOGAN CONTRO IL PACCHETTO SICUREZZA - Tra gli slogan contro il pacchetto sicurezza «Se la violenza è in casa che ci faccio con più polizia?» recita uno. «Non ci stiamo in un pacchetto violenza, vogliamo cultura del rispetto» si legge in un altro. «Se la violenza è sotto al tetto cosa faccio con questo pacchetto?» chiede un altro. «Vogliamo denunciare che con la scusa della violenza, il tragico episodio della Reggiani è stato strumentalizzato dal governo per dare vita a un pacchetto sicurezza xenofobo e razzista - spiega Monica Pepe, una delle organizzatrici -. A nostro avviso ci vuole un cambiamento culturale nella battaglia contro la violenza non servono i provvedimenti repressivi e inutili».
PRESTIGIACOMO E CARFAGNA CONTESTATE - Nel mirino delle manifestanti anche le azzurre Stefania Prestigiacomo e Mara Carfagna presenti alla manifestazione organizzata dal cartello di associazioni femministe Controviolenzadonne: «Fuori i fascisti da questo corteo» è lo slogan scandito contro le due parlamentari di Forza Italia. Le due deputate, fortemente contestate, si sono difese spiegando che: «la violenza sulle donne non può e non deve avere colore politico». L'ex ministro per le Pari opportunità si difende da chi le dice «potevi venire con i tacchi a spillo» dicendo che è stato sotto il suo ministero che sono state varate le prime norme antiviolenza, e poi «in Parlamento c'è sempre stato un fronte trasversale tra donne».
![]() |
| Unapartecipante al corteo di Roma contro la violenza sulle donne (Eidon) |
VIA I CRONISTI UOMINI - Atttaccati anche gli uomini. Due cronisti maschi di agenzie di stampa e un fotografo sono stati allontanati a spintoni dal corteo: «Siete uomini uscite da questo corteo» sono stati apostrofati i cronisti che hanno replicato: «Siamo qui per lavorare e per informare i cittadini delle vostre proteste». In loro difesa è intervenuta Livia Turco, presente tra le manifestanti: «Il dissenso nei confronti dell'onorevole Prestigiacomo è stato espresso solo da una minoranza esigua» ha spiegato il ministro della salute Livia Turco «spero vivamente che Prestigiacomo torni a sfilare insieme a noi».
COMMOSSA DIACIA MARAINI - Stessa speranza da parte di Dacia Maraini, presente al corteo: «Sono contraria a cacciare chiunque da un corteo, anche gli uomini su questo tema possono essere nostri alleati». A parte questi episodi, la scrittrice si è detta commossa: «Era dagli anni '70 che non si vedeva una manifestazione di questo tipo e con questa partecipazione. La violenza è un problema sentito da tutte le donne - ha proseguito - si tratta di una questione culturale: bisogna agire su questo aspetto».
NAPOLITANO: APPROVARE SUBITO LA LEGGE - A livello politico da registrare l'intervento di Napolitano. Il presidente della Repubblica ha auspicato che la proposta di legge per tutelare le donne venga approvata al più presto in Parlamento. In una lettera inviata al ministro per le Pari opportunità Barbara Pollastrini per la Giornata internazionale Onu contro la violenza alle donne (domenica 25), il capo dello Stato ha anche sostenuto che si debba cominciare dalle scuole ad educare a rispettare i diritti delle persone.
POLLASTRINI: IN GIOCO I DIRITTI UMANI - A Napolitano è andata la personale riconscenza del ministro Pollastrini che parla di «strage delle innocenti» e risponde al messaggio del presidente della Repubblica, sottolineando come quella della violenza sulle donne sia una «emergenza culturale, prima di tutto». «Tutte le cifre e le statistiche ci danno la prova di un'emergenza drammatica» ha detto. L'Italia «deve conoscere, al pari di Spagna, Francia e altri grandi paesi, un vero Piano Integrato d'Azione contro la Violenza sulle Donne. Servono risorse, e i venti milioni della Finanziaria del 2008 sono un primo segno positivo. Ma servono anche campagne di formazione e di informazione. Serve dare valore alle Case delle donne, ai Centri antiviolenza e a una rete diffusa di servizi sociali».
TURCO: «PRESTO SPORTELLI DEDICATI»- «La violenza contro le donne rende più incivile, fragile, insicuro il nostro paese» denuncia il ministro della salute in un messaggio di adesione inviato alle organizzatrici della manifestazione. «I dati sulla violenza contro le donne si ripetono, anno dopo anno, drammatici, indecenti - sottolinea la Turco che annuncia di voler combattere il fenomeno «a partire dall'informazione e dall'educazione nelle scuole, alla formazione di tutti gli operatori, prevedendo l'apertura di uno Sportello dedicato in ogni Pronto Soccorso e di Centri Regionali di riferimento, aperti per 24 ore».
BINDI: TOLLERANZA ZERO - Contro la violenza sulle donne il ministro della Famiglia Rosy Bindi invoca la «tolleranza zero», una rapida approvazione delle «norme del disegno di legge sulla violenza stralciate dalla Commissione Giustizia, ma anche - conclude - approvare presto tutto il complesso della proposta di legge e realizzare quella rete di servizi territoriali indispensabile a sostenere le donne, le madri, le bambine, le ragazze che subiscono violenze, abusi e maltrattamenti. E’ un obiettivo di civiltà cui non possiamo rinunciare».
|
(Infophoto
|
|
(Infophoto)
|


|
||||||||||||
|
||||||||||||
SILICON VALLEY, (Stati Uniti) – Dalla valle del silicio, cuore pulsante dell’innovazione, luogo talmente avanti da trascinare il mondo, ci si poteva aspettare qualcosa di più in termini di parità tra i sessi. E invece la maggior parte delle aziende che hanno il proprio quartier generale nella zona intorno a Santa Clara non contemplano ai vertici del proprio organigramma nessuna donna. Molti marchi tecnologici che sono considerati icone del pensiero diverso e creativo non guardano all’universo femminile.
LO STUDIO – I dati provengono dall’University of california at Davis Graduate School of Management e indicano quote rosa veramente marginali: il 7,3 per cento delle 94 aziende maggiori di Santa Clara non ha un esponente del gentil sesso come direttore di alcun settore e il 9,1 per cento delle stesse non ha donne tra i propri top manager. A rincarare la dose, il 33 per cento delle società prese in esame è completamente al maschile.
LE 25 MIGLIORI – Se ne salvano 25 secondo l’analisi, con Hewlett Packard, Kyphon, eBay, Cisco Systems e Intuit che hanno al proprio libro paga 4 donne top manager a testa. Il resto delle 25 vanta una media di tre donne a testa nel proprio board. E questo nonostante una recente ricerca di Fortune che elogiava le società dirette da donne, solitamente migliori in termini di profitto e più lungimiranti.
CRITICHE E OPINIONI – Una spiegazione può derivare dalle stime dell’Higher Education Research Institute, che denuncia un declino del 70 per cento delle iscrizioni alle lauree tecnologiche nel periodo compreso tra il 2000 e il 2005. La contrazione di studenti di computer science secondo gli esperti ha riguardato soprattutto l’universo rosa, il che potrebbe essere una spiegazione plausibile della loro scarsa presenza alla guida di società tecnologiche. Ma come fa notare Nicole Woolsey Biggart, dell’Università della California, non occorre essere ingegneri o specialisti per avere competenze manageriali. Qualcuno critica anche la metodologia della ricerca, sostenendo che i criteri utilizzati non sono in grado di catturare la presenza di donne che occupano mansioni comunque responsabilizzanti, seppur non ai massimi livelli dirigenziali.
SOFFITTO DI CRISTALLO – In tutti i casi ancora una volta si può parlare di soffitto di cristallo, ovvero di quel muro sottile e impercettibile del percorso professionale che segna un punto oltre al quale è molto difficile spingersi per il cosiddetto sesso debole. Motivi culturali, sociali, famigliari: le ragioni per cui a un certo punto la carriera femminile si arresta sono tante e tra le tante c’è forse anche una minor disponibilità delle donne a sposare unicamente il lavoro a scapito della vita privata. I grandi marchi dell’hi-tech si difendono, sostenendo che non esiste alcun pregiudizio sessista e si tratta solo di casualità. Forse dirigere i colossi tecnologici è un compito che solletica di più l’interesse dei maschi o forse è la solita vecchia morale della volpe e l’uva, che fotografa molto bene l’umana debolezza di simulare disinteresse verso qualcosa che non si può avere.
Emanuela Di Pasqua
"lei lavora bene, lavora al palo, lo spezza,
se la prende comoda, è bella come l’inferno,
ha i soldi, fa quello che deve fare ora in pista
ho i soldi, lei lo vuole fare, guarda come muove il sedere!
vuole che io glielo tocchi, vuole che io lo gusti
come hai perso il quarto “via”?
e abbraccia il primo, adesso non fermarti
prendilo, prendilo, il modo in cui muove il sedere
mi fa venir voglia di colpirglielo
poi lei è snodata nel modo in cui si piega in due
riesce a farti perdere la testa per il modo in cui lo fa
lei è molto di più di quelle che hai avuto
lei sa come muoverti per sedurti
farà la cosa giusta e toccherà i punti giusti
e ballerà alla tua sinistra finchè
non sarai pronto a scoppiare
lei è sempre bella, è quel che vuoi
lei lo vuole come una ninfomane
giusto per informazione, io ti mostrerò
dove arriva ? da notte fonda alla luce del giorno
saltella nel club se vuoi divertirti
lei ti darà quel che vuoi, ogni volta…
tesoro sei così , sei la mia nuova mania
mettiamoci assieme, forse potremmo
iniziare una nuova fase, questo deve avere il tipo
nei suoi riflettori, la dose è come fosse giustizia tesoro
perchè non vieni qui? mi fai dire Ayo sono stanco
di usare la tecnologia, perchè non ti siedi
qui su di me, ayo sono stanco di usare
la tecnologia, ho bisogno che tu sia qui di fronte a me
lei lo vuole, lei lo vuole, lei lo vuole così
io devo darglielo, lei lo vuole, lei lo vuole
lei lo vuole così, io devo darglielo
i tuoi fianchi, le tue cosce, mi fai guardare la tua
parte superiore, lascia che te lo dica
ho una cosa per lei, quella cosa che lei ha
il modo in cui lei mi fa prendere la strada
lei mi fa scoppiare o fa in modo che “piova” per lei
così lei non si ferma, non devo muovermi
se solo potessi sedermi e guardare, in una fantasia
il suo “panorama” è da vedere, questo mi farebbe correre
un colpo da dietro e una dolce penetrazione
in tutte le mie lenzuola sexy, quando lei è pronta a cavalcare
io sono pronto a rotolare e sarò dentro questa
fino a che il club crolli, guardandola mentre fa il suo lavoro
su tutte le piste, adesso torna, quella cosa sarà
la migliore di tutte, da parte a parte, lascia che il percorso sfondi
giù ragazza, so che mi piace quando sei in alto
puoi gettare tutto qui attorno, un passo diverso,
una mossa diversa, dannazione, mi piace il modo in cui
ti muovi, ragazza mi fai pensare a tutte le cose che fai
possiamo cambiare posizioni
dal divano al bancone nella mia cucina"
Questo non è uno di quei testi che si possono leggere in tanti blog, ma è la traduzione dell'ultima canzone dei 50 cent, cantata insieme con Justin Timberlake. Leggete e giudicate voi.
Ormai il sesso impregna tutto: dalla pubblicità delle arance alle canzonette rap... e pensare che trasmettono il video qui sopra alle 3 del pomeriggio su Mtv mi fa un pò senso. Ma almeno i bimbi italiani non capiscono bene l'inglese!
Ok, ok. "Mercificazione del corpo femminile" suona tanto femminista antiquata, rompipalle e molto molto pedante
però...
Dovete sapere che io, oltre ad essere una vorace lettrice di giornali, sono anche una vorace "strappatrice", cioè strappo ogni articolo che mi interessa, li ammucchio da qualche parte e dopo moooooolto tempo li riesumo e non vi dico che pomeriggi piacevoli trascorro così.
Ieri è stato uno di questi, e, in mezzo ad un pezzo del Corriere sulla guerra in Iraq ho trovato un fantastico articolo di Berarda del Vecchio di qualche secolo fa. Eccovene un pezzettino.
"Devo fare i conti con la cruda realtà: il mio uomo ideale non esiste. Già da tempo avevo capito che se proprio non riusciamo a mettere ordine nella vita degli uomini, almeno dobbiamo sforzarci di capirli. Ma qui la sensazione era diversa: felicità, fisica e mentale. Per la prima volta ho capito l'uomo è bello perchè è -davvero- vario.
Lasciate che vi spieghi: io da tempo sostengo che l'uomo deve rispondere ai requisiti minimi dello "sdraiami-pensiero" e non ho mai creduto negli uomini timidi, negli uomini problematici e "incrinati".
Il dettaglio che dovevo mettere a fuoco, però, non è di poco conto: se è vero che esistono mille modi in cui un uomo può deluderti, allora ne devono esistere almeno altri mille in cui un uomo può farti contenta.
Detto fatto: mi sono messa al telefono per un giro di consultazione con i membri della mia Commissione di indagine permanente, che poi sono le mie tre-quattroamiche più fidate. Mi sono fatta raccontare un pò di storie recenti e passate, e ne è venuta fuori una sonora conferma di quello che stavo pensando.
Noi donne dobbiamo saper fare un passo, un solo passo, indietro, quando è il momento giusto.
Gli uomini hanno un istinto animale, solo che per qualche ragione si scordano di averlo. E noi, come i bravi domatori di orsi e di tigri, dobbiamo tirarglielo fuori (l'istinto, voglio dire) con delicatezza, senza fare casini. Senza coprirli di domande, di esigenze, senza sfidarli troppo. Gli uomini hanno bisogno di sapere che c'è bisogno di loro nel mondo. E a un certo punto, quando sentono che lasciamo loro lo spazio giusto, esce tutto fuori, all'improvviso.
La reltà è molto più semplice di come la immaginiamo.
Se chiedi poco avrai molto".