
COTOLETTE E NOTTATE INSONNI
TRA PUNTI, VIRGOLE E PARENTESI IMITAVA I POTENTI DELLA TERRA
di Alessandro Cannavò
“Dove sei?!?”. L’appuntamento mattutino era alle 9.30 ma alle 9.25 arrivò la telefonata, allarmata e minacciosa. C’eravamo lasciati all’una di notte, dopo 16 ore in cui ero stato testimone di un estenuante corpo a corpo con una manciata di fogli dattiloscritti. Alla fine, il testo era apparso come una perfetta sceneggiatura di tutti gli umori di Oriana: ironico, polemico, tagliente. Così ci eravamo salutati contenti, lei vittoriosa, io vinto dalla stanchezza. Ma la battaglia non era conclusa. “Dove sei?!?”. Il minimo intoppo nel traffico di Manhattan avrebbe subito compromesso la nuova giornata. Schizzando fuori dal taxi alla Sessantunesima strada, aprii affannato il cancelletto in ferro battuto e colpii sul battiporta (“mi raccomando, due volte e forte, altrimenti non apro”). Lei socchiuse prima la porta con l’aiuto della catenella, poi la spalancò. Ma prima ancora che entrassi, schizzò su per le ripide scale mentre inveiva per la nottata in bianco.
Ci sono state le guerre di Oriana sul fronte e c’è stata la guerra di Oriana con la scrittura. Una guerra quotidiana che si consumava nello studio sommerso da carte e giornali. Alla parete, la bandiera italiana e quella americana. Oppure nel tinello con la cucina a vista. Lì tra ritagli e appunti si lavorava pasteggiando, fragili bicchieri di vetro anni Trenta, champagne Perier Jouet o il liquorino alla ciliegia che lei trovava solo in un negozio indiano sulla Lexington. Gli articoli e i libri della Fallaci dopo l’11 settembre sono nati così, in quella casa letteraria trasformata in un fortino contro i nemici dell’Occidente.



