domenica, 14 ottobre 2007

La moda delle passerelle e dei giornali non corrisponde quasi mai a quella che vediamo per strada, e la velina più svestita rischia di avere un maggior ascendente dell'algida top model venerata dagli stilisti.

I nostri armadi traboccano di abiti con la scadenza del latte, fatti per assecondare il trend del momento e condannati a invecchiare precocemente, senza neanche la possibilità di un lifting.

E poi vogliamo parlare dell'aspetto economico?

E' anche vero che i negozi esplodono di copie a buon mercato delle proposte firmate, ma l'effetto collaterale non trascurabile è che stanno bene quasi esclusivamente alle sedicenni taglia 40.

Sul valore terapeutico di uno shopping come si deve, però, è inutile discutere. Persino un'intellettuale femminista tutta d'un pezzo come Simone de Beauvoir l'ha riconosciuto ne "Il secondo sesso". Di tanto intanto, qualcuno prova a ribellarsi ma è tutto inutile. L'americana Judith Levine due anni fa ha deciso di tagliare le sue 22 carte di credito e dimostrare che si può vivere felici e liberi dalla schiavitù dei consumi, ma il diario dell'impresa, Not buying it: My Year Without Shopping, registra il crollo finale: sfondo del dramma un negozio in cui è incautamente entrata.

A ben pochi dira qualcosa il nome di Madeleine Wickam, ma chi non riconosce nel suo pseudonimo, Sophie Kinsella, l'autrice della serie "I love shopping", già arrivata alla quinta puntata?

Leggete qui il suo pensiero.

"Quel momento. Quell'istante in cui le tue dita stringono i manici di una borsa nuova fiammante -e tutte le splendide cose all'interno diventano tue. Cosa si prova? E' come aver digiunato per giorni e quindi riempirsi la bocca di pane tostato imburrato. E' come svegliarsi e realizzare in un attimo che è sabato. E' come il sesso nei suoi momenti migliori. Qualunque altra cosa è spazzata via dalla tua mente. E' un piacere fine a se stesso, allo stato puro".

Chi non si riconosce?


postato da: beatriceb alle ore 14:32 | Permalink | commenti (5)
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